Il tecnico del San Felice, Maurizio Galantini, si ritrova alle prese con un inizio di stagione decisamente
inusuale, per gli incidenti, gli infortuni, le disavventure che la squadra sta soffrendo, non ultima la beffa di
domenica scorsa a Soliera, che per di più ci ha portato in dote altri infortuni, come quello di Bottoni, il
giovane più in forma dei babies giallorossi.
Mister, come giudica la sconfitta del derby?
Con l’amarezza di un risultato che ci punisce ingiustamente. E’ bastata una sola disattenzione per pagare cara quella che invece è stata una buona prestazione. Alla luce della situazione, ai ragazzi non ho nulla da rimproverare, sul piano del gioco e dell’impegno. Purtroppo nel calcio, dove contano i gol, non sempre questo paga, ma la strada è quella.
E domenica arriva il Castelfranco, altra ambiziosa corazzata dal girone impossibile di quest’anno
Squadra molto solida, arcigna, che fa della fisicità una delle sue armi. Capace di sviluppare la profondità. Ma il San Felice dovrà fare la sua partita, mettere le sue qualità in campo. A dispetto delle assenze, i ragazzi hanno l’opportunità di poter competere. Ci attende un ciclo impegnativo, poiché mercoledì saremo a Sant’Agostino e la domenica successiva di nuovo in casa.

Momento delicato, ma quell’opportunità l’abbiamo Intanto continua la serie impressionante di infortuni . Non ha mai avuto un potenziale undici titolare a disposizione. 

Si tratta di infortuni di natura diversa, alcuni traumatici, sui quali alzo le mani, altri muscolari, altri ancora
più complessi. Ci stiamo mettendo tutto l’impegno possibile per i recuperi. Come allenatore, devo anche
guardare avanti, e così appena ho potuto, in partite già compromesse come a Fiorano e con l’Axys ho
cercato di far giocare i giovani che avevo in panchina, proprio per metterli in condizione di essere più
pronti.
Vista la situazione, la domanda è d’obbligo. Il suo San Felice dei giovani potrà salvarsi in questa giungla di
società danarose e avversari ostici che è l’Eccellenza di quest’anno?
Il campionato è lungo. Ma è chiaro che potremo salvarci se da qui alla fine vinciamo almeno dieci partite,
sulle 24 che restano. E questa squadra, per le caratteristiche che ha, può vincere le partite se gioca a calcio,
non se si fa prendere dalla disperazione, dal nervosismo, dai palloni buttati là in fondo, come abbiamo visto
che fanno altri. La salvezza del San Felice, oltre che dal recupero degli assenti, passa in definitiva dal gioco.
E se il San Felice gioca come sa e può fare, non ci sono avversari con i quali non può competere.